Il nuovo Testo unico
secondo i city manager
Semplificare, definire, razionalizzare. A nove giorni dalle elezioni politiche i direttori generali degli enti locali tracciano le linee guida per il prossimo legislatore e, in un seguito ideale all'appello politico dei city manager delle città metropolitane, traducono in chiave normativa le proprie richieste di riforma dell'ordinamento locale.
Il risultato è un decalogo di interventi sulla prossima Carta delle Autonomie, che deve sostituire l'attuale Dlgs 267/2000 per attuare la riforma costituzionale.
Un campo su cui si è esercitato anche il Governo Prodi, senza arrivare all'attuazione del nuovo testo.
La prima cosa da fare, dicono i city manager, è semplificare: il quadro delle funzioni, inserendo nella Carta solo quelle previste dalla Costituzione (articolo 117, comma 2, lettera p) e limitandosi ai principi, ma anche i livelli di Governo, specificando che solo Province, Comuni e Città metropolitane costituiscono il sistema delle Autonomie locali.
Per gli enti più piccoli, piuttosto, occorrerà trasformare in soluzione «ordinaria e automatica» la gestione associata dei servizi, che oggi è lasciata alle iniziative dei singoli.
Una sforbiciata drastica deve intervenire anche sulla disciplina contabile, che oggi occupa 120 articoli del Dlgs 267/2000. Anche in questo caso, secondo i city manager, la normativa deve essere leggera, limitata ai principi fondamentali, e puntare sull'armonizzazione dei sistemi di bilancio, su una disciplina differenziata e semplificata per gli enti più piccoli e sul riordino della disciplina dei controlli, sviluppando l'integrazione con le sezioni regionali della Corte dei conti.
Ma per far vivere queste indicazioni, e ricostruire un «sistema normale di rapporti fra enti locali e tesorieri», è indispensabile attuare davvero il federalismo fiscale e offrire agli enti entrate certe e autonome.
di Gianni Trovati (Il Sole 24 Ore del 5 aprile 2008)