Il futuro visto dal fisico Freeman Dyson. L’eresia dell’ottimismo
Ha concluso la sua conferenza al Festival della Scienza di Genova di fronte a un foltissimo pubblico con un inno ai giovani: “il futuro non è predeterminato, le regole cambiano in modi imprevedibili e i nostri dogmi di oggi saranno obsoleti domani, così come probabilmente le mie eresie”.
Ottantaquattro anni, nato nel 1923 in Inghilterra e per una vita professore di fisica a Princeton, negli Stati Uniti, Freeman Dyson è venuto a parlare di come vede il futuro, presentando sei teorie che cozzano con quello che la scienza oggi ci dice, ma non per questo devono per forza essere folli. “Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui chi contraddice il dogma dominante non finisce più sul rogo”, ha detto introducendo le sue eresie. E il dogma di oggi nella società occidentale è quello supportato da una comunità scientifica che basa le proprie certezze su teorie che in qualche caso possono essere confutate.
Tra le sei eresie di Dyson le più interessanti, perché toccano timori radicati anche nel pubblico di profani, sono quelle che riguardano il riscaldamento globale, che per Dyson è frutto di un’esagerazione, e le biotecnologie, che secondo lui aprono la strada a una “biologia Open source”.
Sul clima: “Il riscaldamento si fa sentire molto di più nei posti freddi del pianeta che in quelli caldi. C’è una ragione fisica per questo: l’anidride carbonica nell’aria è poco importante quando c’è molto vapore acqueo, il vapore è un gas serra assai più forte. Quindi è solo nei posti con clima molto secco che la presenza di anidride carbonica fa la differenza. I posti con clima più secco sono anche i più freddi. E’ anche vero che gli effetti del riscaldamento si fanno sentire maggiormente d’inverno che d’estate, e di notte più che di giorno. Perciò su tutti e tre i fronti, (latitudine, stagione e orario), si può dire che le temperature stanno diventando più omogenee. Non è tanto una questione di riscaldamento globale quanto di mitigazione degli estremi”.
Sulla biologia Open Source Dyson fa un discorso molto interessante. “Quando è nata l’evoluzione darwiniana? Ovvero quando è cominciata la competizione per la sopravvivenza? A quanto pare di capire non con le prime forme di vita. All’inizio l’evoluzione funzionava prevalentemente grazie alla condivisione di geni fra specie non correlate. In questa età dell’oro la vita si evolveva all’interno di una comunità di cellule di vari tipi che grazie ai virus si scambiavano geni. In questo modo il progresso di una cellula era il progresso di tutte: un sistema efficiente e rapido di evolversi. Un giorno una cellula si è trovata un passo avanti alle altre e, anticipando Bill Gates di un bel po’, ha deciso di non condividere il proprio progresso. Poi un’altra cellula ha fatto lo stesso e un’altra ancora fino alla formazione di specie completamente diverse che non avevano più niente in comune. Dopo 3 miliardi di anni l’interludio darwiniano, e quindi la lotta per la sopravvivenza del più forte, è finito 10.000 anni fa con il dominio dell’Homo Sapiens. L’evoluzione culturale ha rimpiazzato quella biologica, va più veloce e funziona orizzontalmente proprio come l’Open Source nel mondo del software. Negli ultimi 30 anni, grazie alle biotecnologie, abbiamo poi imparato a muovere geni da una specie all’altra e ci dirigiamo perciò rapidamente verso un’era post-darwiniana”.
La scienza secondo Dyson può far sperare, l’importante è non dare mai niente per scontato. L’unica scienza che ha deluso, - secondo una dichiarazione resa da Freeman Dyson nel corso di un’intervista - è la medicina.
Tratto da Panorama del 29 ottobre 2007