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Crisi della raffinazione: unite le segreterie nazionali Filctem Femca e Uilcem

"La raffinazione necessita di interventi legislativi conseguenti e di nuovi mirati ingenti investimenti"

Community news - 24 novembre 2011

"Nell'industria della raffinazione italiana sono a rischio nei prossimi anni 40mila posti di lavoro tra diretto e indotto. Questa crisi puo' essere scongiurata soltanto in una logica di investimenti effettivamente commisurati al nostro fabbisogno e di riconversione strutturale che guardi anche all'esperienza delle bioraffinerie che si iniziano a sperimentare con successo in altre parti del mondo".
E' quanto afferma il segretario della Uilcem - Unione Italiana Lavoratori Chimica Energia Manifatturiero, Augusto Pascucci, il quale intende richiamare l'attenzione sulla necessita' di misure di lungo periodo per fronteggiare la crisi di un settore che rappresenta un asset strategico per le necessita' energetiche del nostro Paese.

Le segreterie nazionali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil ritengono che la raffinazione, asset produttivo strategico per le necessità energetiche del paese, abbia assunto caratteristiche ormai strutturali, e necessiti di interventi legislativi conseguenti e di nuovi mirati ingenti investimenti.

Di seguito le richieste avanzate dalle segreterie:
-si riconosca strategico l’asset della raffinazione per il fabbisogno energetico del paese, adottando tutti gli atti necessari e conseguenti;
-si definiscano i fabbisogni del paese in un arco di tempo medio lungo – 20/30 anni -, rispetto al quale commisurare la capacità di produzione complessiva da garantire;
-si rideterminino conseguentemente condizioni vantaggiose rispetto ai parametri relativi alla dimensione dell’impianto, alla capacità di conversione, al rapporto col territorio, alle sinergie industriali della produzione, ad esempio col Power e la Petrolchimica;
-si determinino quelle decisioni per incoraggiare gli investimenti necessari al settore, a partire da provvedimenti finalizzati a ridurre i tempi per la concessione delle autorizzazioni, nonché all’accorpamento dei possibili momenti decisionali;
-si riveda l’approccio legislativo sui biocarburanti, favorendo la produzione e la trasformazione della materia prima non d’importazione;
-si operi anche in sede europea, ma non solo, per la tracciabilità della provenienza dei raffinati, onde evitare che vengano immessi sul mercato prodotti provenienti da paesi che non attuano lavorazioni rispettando analoghi vincoli ambientali e di sicurezza presenti nella UE. Condizione questa necessaria a scongiurare danni al sistema della raffinazione del paese, e contemporaneamente a dissuadere le imprese di distribuzione dalla possibilità di importare raffinati prodotti al di fuori dei vincoli ambientali presenti nel nostro paese.

In questo contesto, senza interventi di politica industriale e una seria programmazione, informa la nota diffusa, le 16 raffinerie italiane saranno quasi tutte destinate ad andare fuori mercato.

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