La chimica è un settore che continua a offrire buone chance occupazionali ai giovani secondo il sistema informativo Excelsior di Unioncamere. Dai dati raccolti emerge che i neolaureati trovano il primo impiego dopo pochi mesi di ricerca, a un anno dal titolo otto su dieci hanno un lavoro, il 46% delle assunzioni è a tempo indeterminato e il 26%, inizialmente a termine, guadagna in fretta il posto fisso.
Insomma, la chimica sembra proprio essere un’isola felice dell’occupazione. Complessivamente i chimici italiani sono 115.000 e il 95% degli addetti ha un contatto a tempo indeterminato. Il settore non è stato comunque immune dalla crisi, registrando un calo del 10% dei dipendenti, comunque inferiore al -12% della media europea. Inoltre, secondo il rapporto, entro fine anno le imprese prevedono di assumere quasi 4.000 laureati dell'indirizzo chimico-farmaceutico e 2.400 periti chimici, figure professionali di difficile reperimento.
Il settore della chimica è anche al centro dell'edizione numero 18 di Orientagiovani, gli appuntamenti organizzati da Confindustria in varie città per mettere a confronto imprenditori e studenti impegnati nella scelta della facoltà universitaria, che oggi fa tappa a Milano, hangar Bicocca, con l’evento da titolo “Tutti pazzi per la chimica”.
L’appuntamento, in occasione delle celebrazioni dell'Anno Internazionale della Chimica, è dedicato interamente a questa scienza, con l'obiettivo promuovere i corsi di laurea e le professioni del settore e in generale le discipline tecniche e scientifiche.
Sul fronte delle iscrizioni all’università, dopo il minimo storico del 2000, quando gli immatricolati alla facoltà di chimica erano poco più di mille in tutta Italia, i dati più recenti un trend in crescita. Sono 3.260 gli iscritti al primo anno di scienze chimiche nell’anno accademico 2010-2011 rispetto ai 2.609 dell'anno precedente, che rappresentano però soltanto l'1,4% di tutti gli universitari italiani. Una quota, quest’ultima, che sale al 9,3% considerando tutte le facoltà scientifiche, in linea con la media Ocse ma al di sotto del livello tedesco (11,7%) e inglese (13,3%).
O.O.