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Chimica in agonia, 1300 posti a rischio

Chimica in agonia, 1300 posti a rischio
La chimica torna nell'occhio del ciclone. Alla crisi del mercato delle plastiche derivate dal petrolio, si aggiunge l'annuncio che la multinazionale Ineos...

No comment - 02 luglio 2008


Chimica in agonia, 1300 posti a rischio


di Gianni Favarato

La chimica torna nell'occhio del ciclone. Alla crisi del mercato delle plastiche derivate dal petrolio, si aggiunge l'annuncio che la multinazionale Ineos Vinyls ha deciso di andarsene dal sito di Porto Marghera, dove l'impianto del Clorosoda di Syndial (Eni) lavora al 50 % delle sue potenzialità e Ineos ha già ridotto la produzione di Pvc e bloccato i rifornimenti di dicloretano che arrivano via nave dalla Sardegna. I sindacati parlano di 1.300 posti di lavoro a rischio a Venezia, Ravenna e Assemini.

Bayer, Solvay, Ineos; le grandi multinazionali chimiche sono sempre più in difficoltà - sia in Borsa che nel mercato - per la crisi finanziaria internazionale e l'alto costo del barile di greggio. La crisi si ripercuote pesantemente sulla chimica di base che produce plastiche utilizzate in svariati settori, dall'edilizia, all'industria automobilistica e sanitaria. Non a caso da settimane anche il Petrolchimico di Porto Marghera marcia a regime ridotto, con grossi tagli a tutte le produzioni del «ciclo del cloro». Riduzioni più contenute nelle produzioni di etilene (Polimeri Europa) e propilene - che vengono inviate, via pipe-line, ai petrolchimici di Ferrara e Mantova - per le quali Eni ha garantito la continuità produttiva e la realizzazione degli investimenti previsti. Sul «ciclo del cloro», invece, oltre a dover ridurre le produzioni per la congiuntura del mercato, grava pure l'annuncio del disimpegno della multinazionale Ineos Vinyls che il prossimo 11 luglio potrebbe decidere, nell'assemblea degli azionisti, la messa in liquidazione della sua consociata italiana. «La chiusura di Ineos - sostiene una nota della Femca-Cisl veneziana - porterebbe alla perdita di almeno 1.300 posti di lavoro e la chiusura degli impianti - nei poli chimici di Venezia e Ravenna - del Clorosoda, del Dicloroetano e del Cvm/Pvc. Il mancato assorbimento di un quarto della produzione di etilene alla Polimeri Europa e di una quota di dicloroetano da Assemini nonché la chiusura dell'impianto di Pvc a Ravenna. Ai 1.300 posti a rischio, secondo la Cisl, bisogna aggiungere - per un totale di 1.500 - gli esuberi di Dow Chemical, Solvay e Nuova Sirma. Una vera e propria «emergenza nazionale», per la quale - dopo la sfilza di richieste di sindacati, partiti e istituzioni - è stato convocato dal ministro Scajola (per il 9 luglio prossimo a Roma) un «tavolo» appositamente costituito per affrontare, insieme all'Eni, la situazione creatasi a Porto Marghera. Intanto, dopo l'incontro avuto nei giorni scorsi con i parlamentari del Partito Democratico, oggi i sindacati dei chimici hanno in programma un incontro a Ca' Farsetti con i rappresentanti del centrodestra.

Fonte: L'espresso del 30 giugno

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