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Censis: buona reputazione Italia, rilanciare il terziario

Roma - "Malgrado le fibrillazioni di questi giorni, il sistema Italia gode di una buona reputazione". E' questo il giudizio del Censis

No comment - 08 maggio 2010

ROMA - "Malgrado le fibrillazioni di questi giorni, il sistema Italia gode di una buona reputazione". E' questo il giudizio del Censis, che nel primo numero del 'Diario della ristrutturazione del terziario' (realizzato in collaborazione con Bcc) fa il punto sulla crisi e indica nel rilancio di questo settore uno degli elementi chiave per la ripresa economica. A giudizio del presidente dell'istituto, Giuseppe De Rita, infatti, "se non prevarranno dinamiche speculative è pensabile che il sistema possa lavorare su due linee fondamentali: dare sempre più consistenza al modello che ha finora ben resistito (propensione famiglie al risparmio, risveglio imprese manifatturiere, banche non coinvolte in speculazioni pronte a rianimare il sistema).

Dare, però, al tempo stesso, l'annuncio che il modello si attiva anche per risolvere i suoi assetti strutturali più delicati: in parole povere, con l'avvio di una forte e determinata ristrutturazione del terziario, vero buco nero e ventre molle della nostra economia". Si tratta di un settore, dice l'istituto, in stato di "modesta produttività, ricambio generazionale bloccato e scarsa modernizzazione", che "rischia di determinare già nel breve periodo un pericolo di perdita dei posti di lavoro": il Censis stima in circa 508mila gli esuberi possibili, "se non si innescheranno meccanismi capaci di generare maggiore produttività"

Tracciando i motivi della "buona reputazione" di cui gode l'Italia, il Censis afferma che "il risparmio delle famiglie e il loro basso tasso di indebitamento hanno evitato al Paese lo sbandamento" e sottolinea che "l'andamento degli scambi commerciali nel 2009 è stato non disprezzabile". Inoltre "le banche hanno tenuto, così lo Stato non si è  dovuto accollare il debito dei privati" e "sono rimaste ancorate in buona parte all'economia reale e al territorio".

Il sistema delle imprese, quindi, "ha passato un inverno in letargo, consumando un po' di grasso accumulato, ma sempre con l'orecchio teso a cogliere i primi segnali di ripresa". Adesso, però, "la buona reputazione guadagnata deve essere il punto di partenza per un rilancio forte e duraturo della nostra economia" e la ripartenza, che per ora riguarda solo il manifatturiero, deve avvenire anche nel terziario, che produce oggi il 71% del valore aggiunto e assorbe il 66% degli occupati. Secondo il Censis, infatti, questa "é ancora una gamba sotto molti aspetti anchilosata, che rischia di rallentare tutta l'economia". In particolare, rileva il Censis, il terziario italiano si caratterizza per un'alta percentuale di occupati nelle professioni non qualificate, che negli ultimi cinque anni sono aumentati del 16,4%, mentre le posizioni a elevata specializzazione solo del 3,8% e i dirigenti dell'1,8%. A ingrossare l'occupazione non qualificata sono stati soprattutto i laureati (+20% nel 2009). Altro punto dolente è la produttività bassa, particolarmente grave nei servizi legati al settore pubblico e all'assistenza delle persone: chi lavora nei servizi legati al mercato produce mediamente un valore aggiunto pari a 70.960 euro, contro i 41.187 di quelli occupati nei servizi non di mercato.

L'ultimo problema è il ricambio generazionale bloccato, per cui "assistiamo a un circolo vizioso per cui i padri non abbandonano il lavoro perché devono mantenere i figli che non lo trovano". Tutti aspetti che, avverte l'istituto, rischiano di portare già nel breve periodo un pericolo di perdita di posti di lavoro stimabili in 508mila unità.

Fonte Ansa 8 Maggio 2010

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