Fino agli anni ’80, l’amianto, a causa delle sue straordinarie caratteristiche tecniche, è stato ampiamente utilizzato in edilizia e nelle applicazioni industriali. Nonostante l’amianto possieda molteplici qualità (la resistenza alla flessione ed alla trazione, l’isolamento termico, la fonoassorbenza, la resistenza all’usura, la filabilità e la tessibilità) è classificato come cancerogeno per l’uomo .
Gli studi epidemiologici relativi agli effetti nocivi dell’amianto sull’uomo hanno evidenziato, infatti, una correlazione di tipo occupazionale. È noto che l’esposizione a fibre di amianto provoca anche a distanza di decenni mesotelioma e malattie respiratorie quali asbestosi e cancro al polmone.
Il divieto di utilizzare tale minerale ha generato la necessità di ricercare materiali fibrosi sostitutivi da impiegare nei diversi settori industriali con simili qualità tecnologiche, bassi costi e che non fossero pericolosi per la salute dell’uomo.
Tra le fibre sostitutive dell’amianto, le fibre artificiali organiche Man-Made Organic Fibers (MMOF), trovano interessanti applicazioni dal punto di vista industriale anche se i loro effetti sulla salute non sono stati ancora completamente valutati e sono tuttora oggetto di studio.
A questo proposito l’ISPEL ha intrapreso uno studio su questi materiali per fornire una panoramica riguardante la tossicità di alcune fibre appartenenti alla classe delle fibre artificiali organiche utilizzate come materiali sostitutivi dell’amianto e di predisporre un catalogo analitico di riferimento che consenta l’individuazione di queste fibre nei materiali presenti in commercio.
Sono stati misurati al microscopio elettronico a scansione i diametri di 100 fibre del poliacrilonitrile (PAN), del polivinilalcol (PVA), del polietilene (PE) e delle aramidiche. Ogni materiale è stato analizzato mediante spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier in riflettanza diffusa (DRIFT) ed in diffrattometria a raggi X (DRX).
Dallo studio è emerso che i quattro materiali presi in esame risultano avere caratteristiche geometriche di non respirabilità. Solo le fibre aramidiche, avendo la capacità di produrre fibrille di dimensioni respirabili - in seguito ad abrasioni o stress di altro genere - presentano fibrille con diametro minore di 1 μm. Per tale motivo la IARC e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le hanno considerate ad elevata priorità di rivalutazione riguardo la loro pericolosità.