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Armi chimiche: oltre 30mila ordigni nel mare Adriatico

Un dossier di Legambiente analizza sei siti inquinati: Lago di Vico, Molfetta, Pesaro, Golfo di Napoli, Colleferro e basso Adriatico

chimica - 23 febbraio 2012

Sono oltre 30mila gli ordigni inabissati nel sud del mare Adriatico, di cui 10mila solo nel porto di Molfetta e di fronte a Torre Gavetone, a nord di Bari; 13mila i proiettili e 438 i barili contenenti pericolose sostanze tossiche inabissati invece nel meraviglioso golfo di Napoli; 4.300 le bombe all’iprite e 84 tonnellate di testate all’arsenico nel mare antistante Pesaro.

È quanto emerge dal dossier redatto da Legambiente insieme al Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, dal titolo “Armi chimiche: un’eredità ancora pericolosa”, presentato il 22 febbraio scorso a Roma. L’analisi , inoltre i laboratori, e i depositi di armi chimiche della Chemical City in provincia di Viterbo e l’industria bellica nella Valle del Sacco a Colleferro. Infine sono migliaia le bomblet, piccoli ordigni derivanti dall’apertura delle bombe a grappolo, sganciati dagli aerei Nato sui fondali marini del basso Adriatico durante la guerra in Kosovo.

Questi arsenali, prodotti dall’industria bellica italiana dagli anni ‘20 fino alla seconda guerra mondiale e coperti per anni dal Segreto di Stato, continuano a rilasciare pericolose sostante tossiche che da più di ottant’anni causano gravi danni all’ecosistema della Penisola e alla salute delle popolazioni locali.

“Si tratta di cimiteri chimici che rilasciano sostanze killer dannosissime come arsenico, iprite, lewsite, fosgene e difosgene, acido cloro solfonico e cloropicerina - ha spiegato Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente -. Per richiedere la bonifica di questi siti e per denunciare queste situazioni, è nato il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, al quale ha aderito l’associazione. L’obiettivo è di promuovere azioni per la difesa dell’ambiente e la protezione contro i rischi derivanti dall’esposizione a sostanze tossiche e dalla mancata bonifica dei siti civili e militari a terra, nei laghi, nei fiumi e nel mare, in cui queste armi sono state fabbricate o abbandonate”.

O.O.

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